Ho partorito con un messicano.

“Si pregano i papà di indossare indumenti adeguati in sala parto:no canottiere, bermuda ed infradito. Grazie”. Questo cartello appeso all’interno del reparto maternità mi fece sorridere la prima volta che lo vidi.

Ero stata ricoverata un paio di giorni per accertamenti, ero all’ottavo mese e lo commentai con il mio compagno. “Per scriverlo vuol dire proprio che la gente si presenta in costume e con l’asciugamano del mare ancora sulla spalle!.. Vuole una fetta di cocco, dottore? È bello fresco!”. Ci facemmo grasse risate… Quello che non sapevo era che il giorno del mio parto il mio compagno avrebbe avuto un black out totale. Sapete quando avete un’occasione diversa da solito a cui andare e pensate e ripensate all’outfit adatto (che in realtà non esiste) e poi vi ritrovate ad essere vestite come al carnevale di Rio in mezzo a gente vestita tutta di nero e beige..? Ecco, deve essere successo un qualcosa di simile quel pomeriggio alla mia dolce metà!

12 Giugno. Dopo un controllo post scadenza mi ricoverano per iniziare l’induzione, ormai c’era poco liquido ed era ora di partorire! Dal momento che mi mancavano alcune cose mandai il futuro papà a casa a prenderle. Uscì dalla mia stanza in giacca e cravatta e vi rientrò un’oretta dopo in tenuta da aperitivo di fine estate sulla spiaggia. Una trasformazione che a confronto Arturo Brachetti é un dilettante :Espadrillas, maglietta con disegnate tante piccolissime palme e…. BERMUDA! Scoppiai a ridere (ancora le contrazioni vere dovevano arrivare).. “Ma come cavolo ti sei vestito??” “perché?” mi rispose “devo essere comodo”. “guarda che non è che lo devi prendere al volo eh! Basta che mi stai vicino e parli il meno possibile!”. La cosa bella è che si era anche fatto la barba, lasciando solo i baffi.. Stavo per partorire con uno a fianco che non riconoscevo più, stavo per partorire con un messicano!

Qualche ora dopo ci trovavammo in una stanza con una vasca piena d’acqua, io dentro moribonda, in sottofondo una musica New age e lui che continuava a ripetermi “ma sei sicura che ti piaccia sta musica?” “si si, mi fa piacere” sbiascicavo.. Ad ogni contrazione ripeteva “Manu non devi fare così, respira, respira bene”.. “mhh” rantolavo”Manu respira” “mhhhhh” “Manu devi respirare, così è peggio” “basta, devi stare zitto, zitto, stai zitto!”. Silenzio. Ad un certo punto capii che non ce la facevo più, stava cambiando qualcosa e dovevo uscire di lì. “Tirami fuori”. “Na parola!” avrà pensato.. Ero praticamente una balena spiaggiata immersa nell’acqua. Mentre mi appendevo a lui si impalló pure il CD con la musica da Buddah Bar.. Che musica di merda, pensai. Pregai le ostetriche di farmi sta cavolo di epidurale e dopo un po’ di insistenza mi portarono in sala parto. E anche lì, vuoi non esordire da vera star?? Mentre entravo mi venne una contrazione fortissima, e mi appoggiai al volo sul lettino.. Peccato che non avessero messo il freno alle ruote e volai per qualche metro aggrappata al letto! Nel frattempo arrivò anche il mio compagno con una divisa da infermiere.. (l’hanno fatto coprire per via delle bermuda… Davvero eh!). Mi visitarono e mi dissero “eh no Emanuela, niente epidurale, c’è la testa!”. “la testa di chi? Come la testa!!!?” mi aggrappai all’anestesista “la prego mi dia qualcosa”.. Anche una canna andava bene, giusto per restare in tema con la musica.. Niente, mai na gioia.. Dovevo davvero partorire! Era giunta l’ora! Dopo una ventina di minuti quest’affarino che ora mi dorme accanto era lì, in mezzo a noi e da lì in poi è iniziata una nuova vita!

Ci fecero tornare in camera, tutti e tre insieme! Il neo papà dopo un po’ mi disse “Manu, vado a casa a dormire un pochino, devo staccare un attimo la testa!”. E chi ce l’aveva il coraggio di dire a quel ragazzo che sembrava uscito da un chiringuito che avevamo appena cominciato?

Tante volte mi dice “non sono servito a niente quel giorno, mi hai anche zittito”. E invece non so come avrei fatto senza di lui, saperlo lì accanto mi dava forza e serenità. Si, stavo partorendo io, ma lui era lì che mi vedeva soffrire e manteneva la calma. Faceva zelantemente quello che gli avevano detto le ostetriche ripetendomi allo SFINIMENTO di respirare! La sua maglietta con le palme é stata il mio sostegno preferito e infatti ora è tutta slabbrata.. Quindi si che sei servito, siamo stati davvero una bella squadra quella notte di Giugno. E per sempre lo saremo, muchacito! Andale Andale!!

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