Noi donne dobbiamo ribellarci, è un nostro preciso dovere. Non è impuntarsi sul nulla, come ci vogliono far credere, non è esagerare sulla base di lotte ormai superate. È cercare di dare quantomeno alle nostre figlie un futuro migliore. Viviamo ancora in un mondo dove la donna, le sue peculiarità, le sue difficoltà non vengono minimamente considerate. Non esistono politiche serie a sostegno della maternità, non esistono buone pratiche negli ambienti di lavoro che, anziché far sentire una mamma ormai fuori gioco, la aiutino a ritrovare un equilibrio tra la sua professionalità (mai perduta) e la sua nuova vita, che non può essere ignorata. Parità non significa omologare le situazioni, parità significa indagare le differenze e offrire soluzioni che aiutino a raggiungere i medesimi risultati. Parità significherebbe tornare dalla maternità e vedersi riconosciuti i propri diritti di lavoratrice, senza che ci sia bisogno di ribadirli, sottolinearli, venendo poi additata come una che pretende chissa che solo perché ha avuto un figlio. Le aziende devono iniziare ad attuare delle politiche del lavoro serie su questo tema. Non è possibile che una mamma venga considerata solo come una dipendente che si assenterà quando il figlio starà male, che chiederà orari concilianti, che magari non ci sarà nuovamente per mesi per un’altra maternità. Insomma come una scocciatura. Una madre ha bisogno di tutto ciò per poter crescere il proprio figlio, così come ne avrebbe bisogno un padre. Non c’è da strabuzzare gli occhi se un papà prende i giorni di paternità per stare con il proprio bambino. Così come non si può pretenedere da una neomamma che debba dimostrare il suo attaccamento al lavoro rinunciando al proprio ruolo familiare. Le uniche caratteristiche che ci valuta dovrebbe considerare sono la professionalità, la competenza, l’efficienza e, perché no, anche la tenacia nell’affermare i propri diritti. Un mondo così non è un mondo giusto. Aggiustiamolo come noi donne sappiamo fare. Aiutateci come voi uomini sapete fare. Ne va del futuro di tutti noi.