L’amore a 30 anni. Storie di pigiami spaiati ed infradito.

Diciamoci la verità: quando da ragazzine sognavamo il grande amore mai ci saremmo immaginate con un paio di mutande in mano, a sventolarle davanti al naso di lui scandendo con voce squillante e annoiata “secondo cassetto a destra, dove sono sempre state”. Ebbene si, ad un certo punto si diventa quella donna, quella che sa dove sono le cose, anche senza vederle, anche senza averle spostate, ma solo immaginando dove la testa contorta e pigra del vostro lui possa averle abbandonate. Nella vostra mente c’è ora una mappatura perfetta di casa vostra: ogni angolo, ogni nascondiglio, anche il più improbabile, non ha segreti per voi. Avete smesso di chiedere a vostra madre dove siano le cose e vi ritrovate ad essere voi stesse dotate di quel magico potere, che sa tanto di casa e di amore.

Insomma, il passaggio dai 20 ai 30 ci fa scoprire il vero e autentico volto dell’amore, fatto non solo di romantici appuntamenti organizzati alla perfezione ma anche di cene improvvisate con gli avanzi del frigo; non solo di ti amo urlati a squarciagola sotto casa, ma anche di “già ch sei in piedi mi prendi il caricabatterie??” declamati a sonorità improbabili dalla camera da letto al bagno. L’amore è non svegliarlo appena russa, resistere almeno una mezz’ora per poi lanciargli un calcio netto, definitivo e illusoriamente risolutore. L’amore è lui che torna in casa a prendervi la pochette dei trucchi che avete dimenticato da qualche parte in bagno (la vostra indicazione vaga già lo farà impanicare, ma ci proverà ugualmente). L’amore è lui che riduce drasticamente porzioni di cipolla ed aglio nei piatti che cucina perchè piacciano anche a voi, siete voi che ascoltate per la 400esima volta i suoi aneddoti, sono le chiacchere prima di crollare addormentati alle 10 di sera, sono gli sguardi complici lanciati senza dire nulla mentre si cucina, si fa la spesa, si passeggia, si parla con altri.

La quotidinità spesso ci fa paura.. ne abbiamo un’immagine orribile: noi sfatte in ciabatte e vestaglia, lui steso sul divano a mangiare patatine, il silenzio intorno. Abbiamo paura che la nostra vecchia immagine intacchetata, truccata, agghindata e profumata, venga sostituita da una nostra copia con gli zoccoli ortopedici che sia aggira per casa arruffata e stanca. Diciamo una cosa..magari in effetti quei tacchi alti e il pantalone nero da acchiappo li stiamo mettendo meno e magari sì giriamo più spesso i casa con le infradito e quella vecchia maglietta larga e comoda. Lui sì. è sempre con i pigiami spaiati..sempre.. però è una bellissima sensazione essere liberi di mostrare se stessi interamente, per quello che si è. Affidarsi all’altro senza barriere, ma con le infradito ai piedi. e un giorno, inaspettatamente vi guarderà mentre siete struccate, con la vostra maglietta vecchia, i capelli raccolti con una matita e vi dirà “come sei bella”, perchè lo siete, anche così e perchè vi siete fatti a vicenda un dono che merita di essere rispettato.

Quindi no. la quotidianità non è questo mostro terribile. E’ più complicato, sì, ma da ogni minuto di vita può nascere la bellezza… anche da un pantalone a scacchi e da una maglia a righe..con un po’ di fantasia ecco…

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