Da quando sei nato sono cambiate un sacco di cose. Intanto, il mio armadio..fermo ad una taglia 40 ormai poco attuale, ma che ho ancora la speranza di raggiungere nuovamente, se non fosse per non buttare via tutti i soldi investiti in quei pantaloni striminziti. Il sonno..tu sei bravo, devo essere sincera..orma dormi quasi tutta la notte, ma le dormite quelle intense, senza interruzioni, fino a pranzo, quelle no, non esistono più. Il salotto, quello proprio è stato spazzato via da un vero e proprio asilo nido, con tanto di recinti, tappeti, libri sonori, pezzi di costruzioni che sotto il piede nudo senza preavviso, vi assicuro, fanno davvero male! La lavatrice poche volte alla settimana…ormai casa nostra ha i ritmi serrati della più famosa lavanderia del centro..non si può dire altrettanto del ferro da stiro che, abbiamo deciso, non è poi così fondamentale! Le maschere per il viso, gli impacchi ai capelli, lo smalto semipermanente..via..tutto quel che impiega più di 3/4 minuti è stato eliminato per far spazio ad altro, per fare spazio a te. Tu che sei la cosa più incredibile e meravigliosa che potesse succederci, che ci fai vedere tutto con occhi nuovi, che ci fai rivivere lo stupore e la meraviglia della purezza.
Da quando ci sei sono cambiate tante cose, dentro di me soprattutto. Mi sento più vera, sempre più vicina alla versione di me che più mi piace, sempre più coraggiosa, certa, fiduciosa delle mie capacità . Voglio con tutto il mio cuore che tu veda quella che sono davvero e che tu possa essere orgoglioso di me. Vedo in lontananza i traguardi che vorrei raggiugere e so che tu mi stai già aiutando a farlo.
La cosa che mi auguro più di tutte per te è che tu sia LIBERO, nel senso più pieno e vero. Libero da pregiudizi, preconcetti, da costrizioni sociali, da impegni non tuoi, da decisioni ingiuste di altri che ricadono su di te. Libero di mandare a quel paese chi se lo merita, libero di dire la tua, sempre, di affermare la tua visione della vita. Libero dalla sensazione di dover cambiare certi aspetti di te, del tuo modo di vedere il mondo, per avvicinarti a quel che vogliono gli altri, per omologarti. Voglio che tu sia libero di essere te stesso, sempre. E se non comincio a farlo io, come posso insegnartelo?
Diciamoci la verità : quando da ragazzine sognavamo il grande amore mai ci saremmo immaginate con un paio di mutande in mano, a sventolarle davanti al naso di lui scandendo con voce squillante e annoiata “secondo cassetto a destra, dove sono sempre state”. Ebbene si, ad un certo punto si diventa quella donna, quella che sa dove sono le cose, anche senza vederle, anche senza averle spostate, ma solo immaginando dove la testa contorta e pigra del vostro lui possa averle abbandonate. Nella vostra mente c’è ora una mappatura perfetta di casa vostra: ogni angolo, ogni nascondiglio, anche il più improbabile, non ha segreti per voi. Avete smesso di chiedere a vostra madre dove siano le cose e vi ritrovate ad essere voi stesse dotate di quel magico potere, che sa tanto di casa e di amore.
Insomma, il passaggio dai 20 ai 30 ci fa scoprire il vero e autentico volto dell’amore, fatto non solo di romantici appuntamenti organizzati alla perfezione ma anche di cene improvvisate con gli avanzi del frigo; non solo di ti amo urlati a squarciagola sotto casa, ma anche di “già ch sei in piedi mi prendi il caricabatterie??” declamati a sonorità improbabili dalla camera da letto al bagno. L’amore è non svegliarlo appena russa, resistere almeno una mezz’ora per poi lanciargli un calcio netto, definitivo e illusoriamente risolutore. L’amore è lui che torna in casa a prendervi la pochette dei trucchi che avete dimenticato da qualche parte in bagno (la vostra indicazione vaga già lo farà impanicare, ma ci proverà ugualmente). L’amore è lui che riduce drasticamente porzioni di cipolla ed aglio nei piatti che cucina perchè piacciano anche a voi, siete voi che ascoltate per la 400esima volta i suoi aneddoti, sono le chiacchere prima di crollare addormentati alle 10 di sera, sono gli sguardi complici lanciati senza dire nulla mentre si cucina, si fa la spesa, si passeggia, si parla con altri.
La quotidinità spesso ci fa paura.. ne abbiamo un’immagine orribile: noi sfatte in ciabatte e vestaglia, lui steso sul divano a mangiare patatine, il silenzio intorno. Abbiamo paura che la nostra vecchia immagine intacchetata, truccata, agghindata e profumata, venga sostituita da una nostra copia con gli zoccoli ortopedici che sia aggira per casa arruffata e stanca. Diciamo una cosa..magari in effetti quei tacchi alti e il pantalone nero da acchiappo li stiamo mettendo meno e magari sì giriamo più spesso i casa con le infradito e quella vecchia maglietta larga e comoda. Lui sì. è sempre con i pigiami spaiati..sempre.. però è una bellissima sensazione essere liberi di mostrare se stessi interamente, per quello che si è. Affidarsi all’altro senza barriere, ma con le infradito ai piedi. e un giorno, inaspettatamente vi guarderà mentre siete struccate, con la vostra maglietta vecchia, i capelli raccolti con una matita e vi dirà “come sei bella”, perchè lo siete, anche così e perchè vi siete fatti a vicenda un dono che merita di essere rispettato.
Quindi no. la quotidianità non è questo mostro terribile. E’ più complicato, sì, ma da ogni minuto di vita può nascere la bellezza… anche da un pantalone a scacchi e da una maglia a righe..con un po’ di fantasia ecco…
Mi piace molto l’arancione, anche se ho pochissimi vestiti di questo colore. Mi ricorda il sole, il tramonto, mi sa di allegria e di calore. Amo la pasta: al pesto, alla norma, alla carbonara, con le vongole e , soprattutto, con le cicale di mare. Non la si trova mai nei ristoranti ed è noiosa da fare, quindi la mangio poco, ma penso sia il mio piatto preferito. Adoro il mare, la spiaggia nelle ultime ore della giornata, quando tutti stanno andando via, quando sentite la pelle che tira per tutto il sole preso durante la giornata e quando decidete di farvi l’ultimo tuffo. Mi piacciono i paesini di mare d’estate, vedere la gente rilassata con una nuova quotidianità , avere il tempo di prendersi a metà mattina un caffè seduti al tavolino, all’ombra. Mi piace l’odore della benzina e dello smalto, il profumo che sprigiona la buccia dei mandarini, l’odore di cucina delle nonne. Mi piace cucinare dolci, farli carini, farli per festeggiare gli altri. Mi piace far festa, con gli amici, con la famiglia, mangiare seduti a tavola, ritrovarsi. Mi piace nuotare, andare al largo e poi fare il morto senza pensare più a niente, senza sentire più rumori. Mi piacciono le manine morbide del mio bambino, anche quando mi tira delle gran sberle che, mi sono convinta, sono carezze non ancora ben calibrate. Mi piacciono gli aperitivi al tramonto. Mi piacciono i vicoli della mia città , le piazzette inaspettate, la gente, il caos, la vita. Mi piace Spianata Castelletto, da cui si vede la città dall’alto, tranquilla anche quando è piena di gente, ma sempre sospesa, ovattata, al di sopra. Mi piace fare la spesa nelle piccole botteghe del centro, spendere il triplo ma godersi il momento davvero. Mi piace il sabato mattina, carico di speranze, buoni propositi, quiete. Mi piace recitare, studiare i copioni, entrare nei personaggi, trovare la voce giusta, smettere piano piano i miei panni ed essere libera di essere altro. Mi piace cantare, ovunque, anche al karaoke. Mi piace il caldo, l’estate, le serate all’aperto in città con gli amici, la pizza in centro dove c’è posto fuori. Mi piace fare la mamma, guardarlo negli occhi, ridere con lui, farmi trasportare nel suo mondo tutto nuovo, tornare bambina, innamorarmi. Mi piace l’amore, quello vero che riconosci subito, che ti toglie la terra sotto i piedi, che provi ogni volta che lo guardi negli occhi, che hai paura di perdere, ma che sai che non perderai. Mi piace parlare con le amiche, raccontarsi, ridere, far ridere, consolare, essere aiutata e capita. Mi piace ballare ma non in discoteca, sulla spiaggia, in un posto piccolino e poco conosciuto, musica anni 70 possibilmente, un po’ brille magari. Mi piacciono i jeans chiari, le giacche da tailleur, i pantaloni larghi, l’eleganza misurata e mischiata con l’estro. Mi piacciono i miei capelli ricci, anche se non vanno di moda, anche se non sono ordinati..ma dicono tanto di me. Mi piace l’odore di mia mamma che sa di buono, la rilassatezza allegra di mio fratello, la dolcezza di papà . Mi piace stare insieme alla mia chiassosa famiglia e, adesso, mi manca un po’. Mi piace ripensare a quando è nato Edo e a quanti altri momenti belli ancora mi aspettano. Mi piace sapere che tanto di quel mi piace già è qui con me.Si, mi piace.!
Ah le amiche! Ognuna di noi ha quelle poche amicizie che durano nel tempo e che costituiscono punti fermi ed insostituibili della nostra vita. Sanno tutto di noi, anche i segreti più inconfessabili, sono spesso il nostro specchio più sincero, dove cercare conferme, spunti nuovi di riflessioni, laceranti verità . Le amiche sono quelle che vi ascoltano senza sbadigliare mentre riportate pedissequamente una chat lunga mesi e al vostro “ma una risposta del genere ti sembra normale??” vi rispondono pronte, attente, sempre sul pezzo. Raccolgono i tuoi pezzi sbrandellati dopo una relazione naufragata, non mentono quando l’ennesimo paio di pantaloni neri che vorresti comprare non ti calza a pennello, ma sanno anche valorizzarti e farti credere in te stessa meglio di quanto riesca a fare tu da sola. Le amiche stanno con te al telefono mentre sei sotto casa di lui e non sai che fare,ti dicono “si dai arrivo prima che posso” quando capiscono, anche se non lo dici apertamente, che hai proprio bisogno di loro. Fanno tardi con te anche se avevano deciso, quella sera, di rientrare presto, si fanno trascinare a ballare in Sicilia, in mezzo a gente sconosciuta, ti tengono la mano a distanza quando alle sei del mattino scrivi loro “mi sa che sono incinta”. Insomma ci sono. Sempre.
Alcune delle mie amiche le ho conosciute all’asilo, altre alle medie, alle superiori, altre ancora durante l’università , sul lavoro. Siamo tutte diverse :c’è quella più ansiosa, quella controllata, l’istintiva, la razionale, la spericolata. Facciamo tutte lavori doversi, abbiamo vite diverse. Però, quando ci incontriamo, siamo sempre noi, ognuna sulla propria strada, ma unite. La ritardataria cronica si farà sempre aspettare, mentre la puntuale si ritroverà sempre sola al punto di ritrovo 15 minuti prima dell’appuntamento e manderà il famoso messaggio “io sono già qui!” gettando tutte le altre, ancora in mutande, nel panico.
Si andrà a bere in uno dei posti già testati ed approvati per non avere sorprese e far sì che tutto fili liscio, lasciando spazio alle parole, ai resoconti, alle confidenze.
Tante volte, durante quegli aperitivi a cuore aperto, ho capito molto di me, ho trovato nuove spinte vitali, ho saputo ammirare l’intelligenza pratica delle mie amiche. Da loro, da quelle vere, non mi sono mai sentita giudicata. Le amiche, anche se avevano ragione, non ti dicono “io te l’avevo detto”, ma ti abbracciano “Manu hai fatto quel che sentivi, hai fatto bene” e ti propongono un bel bicchiere di vino. Le amiche, quelle vere, non sono mai astemie!
E adesso, che per la prima volta non siamo noi a decidere quando vederci, che non possiamo correrci incontro scusandoci del ritardo, adesso che ho regali di Natale ancora qui che aspettano di essere consegnati, mi pento per tutte le volte che ho rimandato, che mi sono fatta prendere dalla stanchezza del post lavoro, dalle incombenze.
Ragazze mancate! A prestissimo con un bel Fancooler ghiacciato! Tanto riusciamo a parlare anche a metri di distanza. Siamo delle professioniste noi!
La mattinata prosegue tra simpaticissime canzoncine alla tv, barriere improvvisate per impedire fughe per la casa, “attento”, “no quello in bocca no”, giochi lanciati direttamente sui vostri piedi nudi, telefonate in cui fingete di avere tutto sotto controllo..!
E voi lo sapete, ve lo sentite che quelle odiose, appiccicose, minuscole stelline hanno preso possesso anche di noi. Ve le sentite su naso, mani, piedi. Vi alzate e scoprite di averne anche una costellazione ben appiccicata al fondoschiena.
Finalmente arriva il momento nanna, sicuramente nella vostra testa, ma non nella sua che, prima di addormentarsi si esibisce in tutte le competenze acquisite:gattona sul letto, si alza tenendosi alla spalliera, si butta giù di schiena, ripete “to to” all’infinito, butta i ciucci per terra, tenta di buttarsi per terra.. Insomma, cose così. Crolla e voi avete l’opportunità di pensare a quale tra le mille cose da fare vorreste fare per prima. Ma lui si sveglierà prima che il vostro cervello stanco abbia preso una cavolo di decisione.
E via di nuovo con rincorse, pannolini, contorsioni, canzoncine.
La sera stramazzate sul letto vestite, non appena lui si addormenta, anche se fino a poco prima avevate accettato con entusiasmo la possibilità posta dal vostro compagno di inizare una nuova serie. Non c’è serie che tenga, avete sonno, molto sonno!
Però, anche se siete sfinite, siete ripene d’amore, di vita, di felicità .
E poi, diciamocelo, quando più vi capiterà l’occasione di poter dire senza paura di avere un sedere davvero stellare!! No?!
Michele rimase in macchina ed io iniziai a salire sulla nave.. Vedevo che tutti avevano borsoni molto piu grossi.. Alcuni dei materassini.. Iniziarono a venirmi dei dubbi..
Raggiunsi la nostra saletta.. Eh beh di poltrone ce n’erano.. Peró sembrava confortevole, c’era la tv e profumo di pulito. Trovai i nostri posti e mi misi lì ad aspettare Michele. Ancora c’era poca gente.
Non appena Michele mi raggiunse infilammo il nostro miserrimo bagaglio nello stipetto ed andammo a vivere.. “prendiamoci un aperitivo, anzi due.. C’è anche la musica.. Senti!”. Non so cosa fosse.. Forse avevamo realizzato che di lì a breve saremmo tornati alla grigia vita da lavoratori ed avevamo quindi intenzione di sfruttare ogni ultimo istante di ferie o forse, semplicemente, non avevamo ancora ben capito che non eravamo in crociera. Fatto sta che un paio di ore dopo tornammo, mezzi alticci, alle nostre lussuosissime poltrone.. E lì, nonostante i due aperitivi, iniziai a capire.. Già nei corridoi si iniziavano a vedere dei veri e propri accampamenti.. Gente che si era organizzata come per andare in campeggio:materassini, sacchi a pelo, brandine.. Sono sicura che qualcuno avesse anche lasagne e thermos con il caffè! “Michele ma come mai tutta sta gente è qua? Sono senza poltrona? E poi scusa le poltrone non sono reclinabili?” “che ne so Manu. Preferiranno dormire così!” “dove passano tutti.. Bah”.
La mia anima da vacanziera evidentemente aveva bisogno di prendere una vera facciata per rendersi realmente conto della situazione e smetterla di credersi Rose sul Titanic. La facciata arrivò aprendo la porta della nostra saletta: il profumo di pulito era stato sostituito da un fetore di piedi marci indescrivibile, la gente era sdraiata ovunque: per terra, in orizzontale sulle poltrone, sopra ad altri. L’effetto allegria dei due spritz svanì in un instante.
Riuscimmo ad addormentarci solo all’alba, quando la signora, dopo otto ore filate di sonno, si svegliò e raggiunse il marito qialche fila piu indietro (mica scemo!).
Al mattino ci trascinammo nella sala cinema per trovare un po’ di pace :ormai quella sala odorava di morte e via via che proseguivamo sembrava che i passeggeri venissero sostituiti da altri, sempre più brutti. Davano un film leggero, giusto per il risveglio : Dunkirk.. Dormii le uniche due ore durante quel viaggio.
Quando finalmente arrivammo a destinazione, scese dalla nave una copia di me stessa: tutina colorata, stessi occhiolioni ma nessun sorriso da vacanziera. Quella giornata in nave mi aveva bruscamente riportata alla realtà . Rose aveva incontrato l’iceberg e decise che il Titanic non faceva proprio per lei. In fin dei conti i biondi non le sono mai piaciuti!
Questa frase mi è sempre tornata in mente, in tante occasioni: dopo una giornata stancante sul lavoro, durante un brutto litigio, in una giornata piovosa, grigia e triste. Chiudevo gli occhi e immaginavo quel blu, quella calda serenità , quel sole di fine luglio, quella felicità , quella libertà .
“Si pregano i papà di indossare indumenti adeguati in sala parto:no canottiere, bermuda ed infradito. Grazie”. Questo cartello appeso all’interno del reparto maternità mi fece sorridere la prima volta che lo vidi.
Ero stata ricoverata un paio di giorni per accertamenti, ero all’ottavo mese e lo commentai con il mio compagno. “Per scriverlo vuol dire proprio che la gente si presenta in costume e con l’asciugamano del mare ancora sulla spalle!.. Vuole una fetta di cocco, dottore? È bello fresco!”. Ci facemmo grasse risate… Quello che non sapevo era che il giorno del mio parto il mio compagno avrebbe avuto un black out totale. Sapete quando avete un’occasione diversa da solito a cui andare e pensate e ripensate all’outfit adatto (che in realtà non esiste) e poi vi ritrovate ad essere vestite come al carnevale di Rio in mezzo a gente vestita tutta di nero e beige..? Ecco, deve essere successo un qualcosa di simile quel pomeriggio alla mia dolce metà !
Qualche ora dopo ci trovavammo in una stanza con una vasca piena d’acqua, io dentro moribonda, in sottofondo una musica New age e lui che continuava a ripetermi “ma sei sicura che ti piaccia sta musica?” “si si, mi fa piacere” sbiascicavo.. Ad ogni contrazione ripeteva “Manu non devi fare così, respira, respira bene”.. “mhh” rantolavo”Manu respira” “mhhhhh” “Manu devi respirare, così è peggio” “basta, devi stare zitto, zitto, stai zitto!”. Silenzio. Ad un certo punto capii che non ce la facevo più, stava cambiando qualcosa e dovevo uscire di lì. “Tirami fuori”. “Na parola!” avrà pensato.. Ero praticamente una balena spiaggiata immersa nell’acqua. Mentre mi appendevo a lui si impalló pure il CD con la musica da Buddah Bar.. Che musica di merda, pensai. Pregai le ostetriche di farmi sta cavolo di epidurale e dopo un po’ di insistenza mi portarono in sala parto. E anche lì, vuoi non esordire da vera star?? Mentre entravo mi venne una contrazione fortissima, e mi appoggiai al volo sul lettino.. Peccato che non avessero messo il freno alle ruote e volai per qualche metro aggrappata al letto! Nel frattempo arrivò anche il mio compagno con una divisa da infermiere.. (l’hanno fatto coprire per via delle bermuda… Davvero eh!). Mi visitarono e mi dissero “eh no Emanuela, niente epidurale, c’è la testa!”. “la testa di chi? Come la testa!!!?” mi aggrappai all’anestesista “la prego mi dia qualcosa”.. Anche una canna andava bene, giusto per restare in tema con la musica.. Niente, mai na gioia.. Dovevo davvero partorire! Era giunta l’ora! Dopo una ventina di minuti quest’affarino che ora mi dorme accanto era lì, in mezzo a noi e da lì in poi è iniziata una nuova vita!
Ci fecero tornare in camera, tutti e tre insieme! Il neo papà dopo un po’ mi disse “Manu, vado a casa a dormire un pochino, devo staccare un attimo la testa!”. E chi ce l’aveva il coraggio di dire a quel ragazzo che sembrava uscito da un chiringuito che avevamo appena cominciato?
Sarebbe bellissimo raccontare che ho conosciuto il papà di mio figlio dopo un suo estenuante e serrato corteggiamento, fatto di fiori, poesie lettere d’amore… Ma non è andata proprio così! E menomale aggiungerei.. Ebbene si, lo ammetto l’ho corteggiato io! L’ho puntato io e l’ho scelto per prima io.
Una volta tornata a casa, nei giorni successivi, mi sono trovata a pensare spesso a lui e mi sono data della scema per non avergli parlato. Non sapevo nemmeno il nome! Un giorno però ho avuto l’illuminazione.. Avevo una mail. Con la lista di tutti i partecipanti… Avevo capito che era siciliano e così iniziai a cercare su facebook tutti i nomi della lista che avevano un sapore isolano… E.. Lo trovai!! Passarono altri giorni pieni di indecisione sul da farsi… Pieni di messaggi infiniti a quelle sante delle mie amiche… fatto sta che con una scusa (palesemente scusa) gli scrissi e lui mi rispose che si ricordava di me, come ero vestita, dove ero seduta.. E non mi ha abbordata. Ma guarda te questo, ho pensato!
Dopo qualche settimana ci siamo incontrati per la prima volta.. Lui era lì che mi aspettava appoggiato al muretto:i jeans neri stretti, la maglietta grigia, la giacca di pelle nera e gli occhiali da sole tondi.. Era in borghese e stava pure meglio! La mia salivazione era azzerata, il battito del cuore completamente impazzito, camminavo ad un palmo da terra.. Ci siamo seduti ad un tavolino, io, lui in Cosmopolitan ed un Negroni. Ero terrorizzata dal fatto che, una volta che avessimo parlato, non ci saremmo piaciuti..E invece accadde esattamente il contrario.. Già dalle prime parole capimmo che ci eravamo infilati in un bel casino.. Era tutto strano, forte, inusuale.. E quasi impossibile! Oh, ci avevo visto giusto.. Incredibile dove possa portarci l’istinto.. Aveva un profumo buonissimo e rideva, sempre con quella risata bella.. Forse un po’ più nervosa.. Io ero partita, ma cercavo di darmi un tono, come si fa in quelle circostanze, e mi ricordo che continuavo a ripetermi nella testa “ma a me sembra di conoscerlo già , non è possibile”. Diceva le cose giuste, al momento giusto, non ne sbagliava una.. Paura eh in una situazione così? Io ne ho avuta.. Era tutto troppo bello.. Ci siamo frequentati per qualche settimana, circa un mese, ed è stato credo uno dei periodi più belli della mia vita. Però si, era troppo bello.. Diciamo che in quel momento non c’erano le condizioni per potersi vivere bene tutta quella esplosione e così l’abbiamo troncata, forzandoci un po’ e cercando di non sentirci, vederci parlarci… È stata dura, devo ammetterlo, ma ad un certo punto ho smesso di sperare, la mia vita è andata avanti, anche se lo pensavo sempre!
Beh ho avuto ragione anche questa volta.. Abbiamo iniziato praticamente subito a convivere ed è stato tutto così naturale e bello.. Certo, con qualche alto e basso dovuto soprattutto all’adattarsi, al conoscersi davvero.. Però io lo sentivo che questa volta era qualcosa di diverso, di potente.. Sembrava quasi che il destino ci avesse fatto incontrare.