La macchina e me. Storia di un rapporto turbolento.

Ci sono cose per cui si è portate ed altre che (bisogna ammetterlo ad un certo punto) non fanno proprio per noi. Io, ad esempio, non ho un bellissimo rapporto con i motori. Con la macchina in particolar modo. È sempre stato un rapporto turbolento e travagliato, anche se non sopporto che si dica che è così perche sono donna! Ho provato brividi e sudori freddi andando in macchina con uomini che guidavano approssimativamente, per dirla bene, e ho invece amiche che potrebbero tranquillamente fare il gran premio! Io, però, non ho un particolare talento nel campo. Devo dire che nonostante i primi chiari segnali di incompatibilità non ho mai mollato e quindi, dopo anni di prova e riprova oggi guido con tranquillità.. Finché non c’è da parcheggiare in salita con una fila di macchine dietro che aspettano.. Ecco si..

Dopo un’ora di lezione con mio padre, a 19 anni, ho capito che se non volevo finire in depressione, dovevo affidarmi ad una scuola guida. Per una femmina sempre coccolata dal papà sentirsi improvvisamente insultare dicendo che sicuramente avrei ammazzato qualcuno e che ero veramente incapace, non è facile! Oggi, a distanza di anni lo capisco.. Stare lì senza possibilità di controllo sulle mie azioni che prove di qualsiasi logica..Alla fine ho fatto 22 ore di scuola guida (22!!!!!).. Me lo ricordo ancora! Il mio spirito da secchiona ha fatto sì che passassi subito sia scritto che pratica (dopo i miliardo spesi con l’istruttore, direte voi, era il minimo).

Gli anni successivi sono stati anni tragici.. Tutte le volte che dovevo prendere la macchina era un “speriamo di riuscire a fare bene la retro alla prima, che nel frattempo non arrivino macchine, che trovi un posto comodo, di quelli che ti infili dritto con il muso”. Praticamente speravo di guidare in un mondo fantasma, non popolato, vuoto! Mi ricordo che una sera, ad uno stop in salita, feci spegnere la macchina tipo 10 volte di fila. Una moto mi sorpassó e mi disse “vai a piedi”. Aveva ragione eh ma io veramente non capivo come fosse possibile che tutto quello che facevo non funzionava. Eppure applicavo tutte le regole, cercavo il punto giusto tra l’alzare la frizione e lo spingere sull’acceleratore.. Ma c’era qualcosa che sfuggiva al mio controllo!

All’epoca abitavo in una strada chiusa dove passava praticamente una sola macchina per volta.. Quando uscivo me la facevo sparata per cercare di non beccare qualcuno che si era già immesso nel senso opposto.. Per evitare la retromarcia. Ecco, per me la retromarcia era un mondo misterioso ed insidioso. Non vedevo nulla, manco quando mi mettevo messa bene, e la macchina andava per i fatti suoi, gira di qua, gira di là.. Mi incastravo sempre. Con addosso un ansia che manco alla tesi di laurea. Quando prendevo la macchina arrivavo agli appuntamenti già sfinita, consumata. Tra le manovre complicate, rispondere agli insulti, cercare un parcheggio comodo e non trovarlo.. Un incubo!

E l’autostrada?? Io l ho presa la prima volta dopo anni! Ero seduta dritta come un bacco, le mani incollate al volante, gli occhi spiritati. Sempre e solo nella corsia di destra per la prima mezz’ora. “Manu sorpassa sto camion dai.” “ma no, perché? sto andando a 70 all’ora, io sto bene così, non mi agitare eh che se mi agito poi… Ecco mi sono agitata.. Uh mamma mia qui non ci si può fermare”. Il panico. Poi lo sorpassai, ci misi credo un quarto d’ora con le macchine dietro di me imbufalite. “Manu accelera, così non lo supererai mai”, “ma ho paura, non la controllo bene così veloce… Va beh ok…” e per tutto il sorpasso urlai “aaaaa aaaaa”. Nemmeno sulle montagne russe!.

La cosa più bella era quando qualche amico con cui non avevi tanta confidenza, ti chiedeva una passaggio. “ma certo, figurati” e dentro dicevi.. “noo ma perché, che figuraccia, mi scoprirà.. Guido senza saper guidare”. “scendi pure vado io a cercare parcheggio” “ma va Manu ti accompagno”. Ecco.. Parcheggiare con qualcuno che ti guarda incredulo non è bellissimo. “gira Manu, ora gira il volante” “a destra o a sinistra”…? In quel momento la stima nei miei confronti scendeva a meno mille!

Ah e poi partire quando la volta prima aveva usato la macchina tuo fratello o tuo padre, era un’impresa. Tiravano su quel freno a mano che manco per ancorare un autosnodato. Ci provavo una, due, tre… Iniziavo a sudare e a togliermi sciarpa, giacca.. Praticamente rimanevo in mutande…. mi ci sedevo sopra.. Niente.. Una sera, mentre li maledicevo, mi sono tolta una scarpa e ho preso letteralmente a martellate il freno a mano con il tacco..però ce l’ho fatta. Credo sia stata una donna ad avere l’idea di mettere il freno a pulsante nelle macchine di ultima generazione.!L’illuminazione sarà venuta sicuramente in un momento di panico come questo!

Ora guido benissimo, con il bambino non se ne può fare a meno.. Faccio tutto con serenità e calma, vado ovunque.. Ah, si con i parcheggi sotterranei stretti ho ancora qualche problema.. Due righette eh niente di più.. Io l’avevo detto al mio compagno che la macchina che aveva scelto era troppo grossa!

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