La borsa o la vita!

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Ci sono quelle donne sempre perfette ed impeccabili, quelle che si ha l’impressione non si stropiccino mai, sempre perfettamente truccate, pettinate, abbinate. Ricordo che, nel mio periodo di pendolarismo, incontravo tutte le mattine alla fermata del bus (stiamo parlando di orari illegali per chiunque) una donna sulla cinquantina:fisico pazzesco, sempre con i tacchi, ogni giorno una borsa diversa, abbinata ovviamente all’outfit.. Sembrava che per lei fosse mezzogiorno e che io invece mi fossi alzata dal letto in quel preciso istante. Lei dimostrava meno anni di me e io ne avevo circa 20 meno di lei. “Non prenderà mai il treno però” , ho pensato, e, invece, anche lei saliva su quel trabiccolo.. Vestita così.

La cosa che mi scioccava di più era la borsa diversa ogni giorno.! Noi donne sappiamo cosa vuol dire… Vuol dire che, presumibilmente la sera, la signora sceglieva come vestirsi, che borsa abbinare, disfava quella della sera prima e la rifaceva! Ecco questo per me è impossibile!!

Dentro la mia borsa ci sono sedimenti di mesi, il suo contenuto si completa, appunto, vivendola e ci vuole del tempo. Il primo giorno ci sarà il portafoglio ben sistemato, il cellulare nella taschina apposita, la busta dei trucchi con elementi rigidamente selezionati ed indispensabili, le chiavi di casa e poco altro. Con il passare del tempo si aggiungeranno cose importantissime che il primo giorno, per avere la borsa ordinata e poco pesante, si erano trascurate :un pacchetto di fazzoletti, uno di salviette, l’igienizzante per le mani, le cuffiette (mai dimenticarle quando si va in treno), quel bel libro iniziato da anni, il rossetto nuovo, lo zenzero (quello si che ti salva sempre: dalle sbronze universitarie alle nause gravidiche, al reflusso da stomaco anziano), qualche snack, l’acqua.. A volte potrete trovare anche del solvente per le unghie in dischetti, un mini deodorante, boccette di profumo, dentifricio, spazzolino (il set da borsa, che non è quello che lasciate in ufficio).. Ah lima per le unghie (si sa mai) pinzetta per le sopracciglia (fondamentale) e smalto. Ci sarà poi una “sezione documenti” con le ricette che il medico vi ha scritto due mesi fa e che dovete ancora utilizzare, gli appunti del lavoro, quel numero appuntato di fretta su uno scontrino, quell’importantissima ricevuta. Per non parlare poi della busta delle medicine :pillole per il mal di testa, per il mal di pancia, immancabili gastroprotettori, fermenti lattici, di tutto! Ecco… Come spezzare quest’ ordine creato con mesi e mesi di vita!? Va bene, forse da fuori non sarà proprio ordine, m per me lo è.. Per me quello è il posto di quelle ricette, che un giorno mi serviranno, il mio cervello lo sa, registra questa informazione e la volta che le metto in un posto più consono, non se ne ricorda e saranno perse per sempre (anche se sono a casa, nel vero portadocumenti) !

È questo il motivo per cui una donna non mollerebbe la sua borsetta nemmeno sotto tortura:là dentro c’è tutta la sua vita. Se la tiene sulle gambe anche se pesa 15 kg, anche se potrebbe posarla altrove.. Non è solo una borsa, è il contenitore della salvezza: dal mal di stomaco, dalle mani sporche, da un’unghia spezzata, dalla fame, dalla sete, dalla nostalgia (Le più romantiche tengono qulache vecchia foto nel portafoglio da tirare fuori nei momenti di sconforto, lettere risalenti al medioevo, insomma.. Cose così!).

Certo, tutto questo non fa un gran bene alla nostra schiena:quante tracolle ho rotto, piegate da un peso decisamente eccessivo, quanti solchi sulla spalla mi sono procurata, quante volte mi sono sentita dire “ma che ci metti qua dentro? Pietre?”.

Ecco perché cambio una borsa solo dopo mesi, perché descrive il mio umore del momento, le mie manie, le mie voglie, le mie passioni. Cambiarla ogni giorno vorrebbe dire evitare di far nascere tutta questa meravigliosa vita là dentro! E comporterebbe anche una dose di fatica e di ordine mentale e pratico francamente insostenibile (almeno per me)!

Acquaticità neonatale:cronaca di una maratona!

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Quando pensate di iniziare un corso di acquaticità neonatale l’immagine che ne avete é sicuramente di un momento romantico, poetico, quasi rilassante. Ok, non è propriamente così. Vi racconto davvero quel che succede.

Normalmente il corso dura circa 45 minuti, ma la vostra preparazione mentale inizia al mattino alle 8, anche se il corso comincia alle 18. “oggi andiamo in piscina pulcino, sei contento??” e già vi verrebbe da piangere.

Intanto riuscire a fare entrare la borsa della piscina nell’unico zaino che potete permettervi di usare non è affatto facile.! Eh si, perché tra passeggino da alzare o marsupio, non è che avete molte altre possibilità! Alla fine comunque ce la fate:lo zaino pesa più di vostro figlio e, dall’esterno, sembra quasi che ci abbiate ficcato dentro un secondo figlio, ma va bene così. Alle 15 inizia il panico.. “Ok, tra un po’ dobbiamo uscire eh, vediamo intanto se ci siamo ricordati tutto:le chiavi della macchina sono all’entrata, la borsa è pronta.. La macchina dove è?Nuooo, in quel posto scomodissimo, ci vorrà almeno un quarto d’ora per uscire.. Edo vuoi mangiare? Ecco mangia ora che poi per un po’ niente eh!”.

Arriva l’ora di partire per la traversata, avete messo vostro figlio nel marsupio, dimenticandovi di indossare prima le scarpe che ora vi infilate come delle vere contorsionoste, vi mettete la giacca, vi infilate sulla spalle quella zavorra di zaino e sentite un dolce rumorino dalla pancia del vostro angioletto… No, ma ora??? Va bene, percorso al contrario: via giacca, sciarpa, sgancia il marsupio, cambia il pannolino e si riparte.. Siete già morte! Riuscite ad arrivare in macchina, legarlo al seggiolino, che ha sempre un sistema di chiusura veramente semplicissimo, ed arrivate anche a destinazione dopo aver cantato in loop la stessa filastrocchina per 30 minuti.

Adesso inizia il bello… Una volta entrate il caldo della piscina riscaldata vi fa venire delle vampate che nemmeno in menopausa. E voi dovete prima riuscire a sedervi, togliervi calze e scarpe e mettervi le infradito! Nel frattempo cercate di lanciare sorrisi serafici alla gente che vi osserva come a dire “è tutto semplicissimo, non sto sudando e sono rilassatissima”.

Entrate negli spogliatoi dove altre disperate come voi stanno già cambiando i figli. Nell’ordine dovete:cambiare il bimbo nel fasciatoio (quando si libera),possibilmente canticchiando una canzoncina (magari la stessa di prima… Tanto sono mesi che vi risuona in testa prima di addormentarvi)e cambiarvi voi evitando di far precipitare vostro figlio per terra. No, il costume non lo avete sotto perché quello intero vi da fastidio per tutto quel tempo appiccicato addosso sotto i vestiti. (si, é vero siete un po’ sceme!). A quel punto potete entrare in piscina e, statene certe, vostro figlio non starà fermo.. Vedrete tutti gli altri rilassati, paciosi e lui invece sgambetterà nemmeno fosse un nuotatore sincronizzato. Le vostre braccia dopo mezz’ora saranno a pezzi! Tutti i tentativi di non bagnarvi i capelli saranno vani. La botta finale ve la darà vedere il vostro bimbo andare sott’acqua.. Farete le rilassate (come fanno le altre mamme) sorriderete, ma dentro sarete terrorizzate e il cuore vi si fermerà finché non lo vedrete uscire fuori.

La doccia post corso sarà fantastica.. Laverete lui perfettamente, mentre voi passerete sotto il getto dell’acqua, come quando entrate in piscina d’estate, e direte “fatto!”. Ma de che.. Puzzate talmente di cloro che disinfettate ogni cosa al vostro passaggio. Ma va bene così.. Basta uscire di lì!!!

Vi guardate alle specchio e vi maledicete per aver deciso di farvi nuovamente la frangia, che ormai avete praticamente dritta sopra la testa tipo struzzo. Vi chiudete alle spalle quella porta e avete 10 anni in più. La sera vostro figlio salta, canta, balla e voi avete quel sonno che vi ricorda tanto quando eravate bambini e avevate giocato tutto il giorno.

Perché andarci direte allora.. Perché nonostante tutto é un momento davvero speciale, perché non sarà più così piccolo ed è una cosa che potete fare insieme (e perché, diciamocelo tutta, vostra mamma vi viene ad aiutare).

Sono sicura che tra dieci anni ripenseró a questi momenti come alcuni dei più dolci della mia vita. Tra dieci anni, ora, però, necessito di un massaggiatore e di dieci ore di sonno.. Ah no, quelle no, non si può più, giusto!

La macchina e me. Storia di un rapporto turbolento.

Ci sono cose per cui si è portate ed altre che (bisogna ammetterlo ad un certo punto) non fanno proprio per noi. Io, ad esempio, non ho un bellissimo rapporto con i motori. Con la macchina in particolar modo. È sempre stato un rapporto turbolento e travagliato, anche se non sopporto che si dica che è così perche sono donna! Ho provato brividi e sudori freddi andando in macchina con uomini che guidavano approssimativamente, per dirla bene, e ho invece amiche che potrebbero tranquillamente fare il gran premio! Io, però, non ho un particolare talento nel campo. Devo dire che nonostante i primi chiari segnali di incompatibilità non ho mai mollato e quindi, dopo anni di prova e riprova oggi guido con tranquillità.. Finché non c’è da parcheggiare in salita con una fila di macchine dietro che aspettano.. Ecco si..

Dopo un’ora di lezione con mio padre, a 19 anni, ho capito che se non volevo finire in depressione, dovevo affidarmi ad una scuola guida. Per una femmina sempre coccolata dal papà sentirsi improvvisamente insultare dicendo che sicuramente avrei ammazzato qualcuno e che ero veramente incapace, non è facile! Oggi, a distanza di anni lo capisco.. Stare lì senza possibilità di controllo sulle mie azioni che prove di qualsiasi logica..Alla fine ho fatto 22 ore di scuola guida (22!!!!!).. Me lo ricordo ancora! Il mio spirito da secchiona ha fatto sì che passassi subito sia scritto che pratica (dopo i miliardo spesi con l’istruttore, direte voi, era il minimo).

Gli anni successivi sono stati anni tragici.. Tutte le volte che dovevo prendere la macchina era un “speriamo di riuscire a fare bene la retro alla prima, che nel frattempo non arrivino macchine, che trovi un posto comodo, di quelli che ti infili dritto con il muso”. Praticamente speravo di guidare in un mondo fantasma, non popolato, vuoto! Mi ricordo che una sera, ad uno stop in salita, feci spegnere la macchina tipo 10 volte di fila. Una moto mi sorpassó e mi disse “vai a piedi”. Aveva ragione eh ma io veramente non capivo come fosse possibile che tutto quello che facevo non funzionava. Eppure applicavo tutte le regole, cercavo il punto giusto tra l’alzare la frizione e lo spingere sull’acceleratore.. Ma c’era qualcosa che sfuggiva al mio controllo!

All’epoca abitavo in una strada chiusa dove passava praticamente una sola macchina per volta.. Quando uscivo me la facevo sparata per cercare di non beccare qualcuno che si era già immesso nel senso opposto.. Per evitare la retromarcia. Ecco, per me la retromarcia era un mondo misterioso ed insidioso. Non vedevo nulla, manco quando mi mettevo messa bene, e la macchina andava per i fatti suoi, gira di qua, gira di là.. Mi incastravo sempre. Con addosso un ansia che manco alla tesi di laurea. Quando prendevo la macchina arrivavo agli appuntamenti già sfinita, consumata. Tra le manovre complicate, rispondere agli insulti, cercare un parcheggio comodo e non trovarlo.. Un incubo!

E l’autostrada?? Io l ho presa la prima volta dopo anni! Ero seduta dritta come un bacco, le mani incollate al volante, gli occhi spiritati. Sempre e solo nella corsia di destra per la prima mezz’ora. “Manu sorpassa sto camion dai.” “ma no, perché? sto andando a 70 all’ora, io sto bene così, non mi agitare eh che se mi agito poi… Ecco mi sono agitata.. Uh mamma mia qui non ci si può fermare”. Il panico. Poi lo sorpassai, ci misi credo un quarto d’ora con le macchine dietro di me imbufalite. “Manu accelera, così non lo supererai mai”, “ma ho paura, non la controllo bene così veloce… Va beh ok…” e per tutto il sorpasso urlai “aaaaa aaaaa”. Nemmeno sulle montagne russe!.

La cosa più bella era quando qualche amico con cui non avevi tanta confidenza, ti chiedeva una passaggio. “ma certo, figurati” e dentro dicevi.. “noo ma perché, che figuraccia, mi scoprirà.. Guido senza saper guidare”. “scendi pure vado io a cercare parcheggio” “ma va Manu ti accompagno”. Ecco.. Parcheggiare con qualcuno che ti guarda incredulo non è bellissimo. “gira Manu, ora gira il volante” “a destra o a sinistra”…? In quel momento la stima nei miei confronti scendeva a meno mille!

Ah e poi partire quando la volta prima aveva usato la macchina tuo fratello o tuo padre, era un’impresa. Tiravano su quel freno a mano che manco per ancorare un autosnodato. Ci provavo una, due, tre… Iniziavo a sudare e a togliermi sciarpa, giacca.. Praticamente rimanevo in mutande…. mi ci sedevo sopra.. Niente.. Una sera, mentre li maledicevo, mi sono tolta una scarpa e ho preso letteralmente a martellate il freno a mano con il tacco..però ce l’ho fatta. Credo sia stata una donna ad avere l’idea di mettere il freno a pulsante nelle macchine di ultima generazione.!L’illuminazione sarà venuta sicuramente in un momento di panico come questo!

Ora guido benissimo, con il bambino non se ne può fare a meno.. Faccio tutto con serenità e calma, vado ovunque.. Ah, si con i parcheggi sotterranei stretti ho ancora qualche problema.. Due righette eh niente di più.. Io l’avevo detto al mio compagno che la macchina che aveva scelto era troppo grossa!

Il pudore prima e dopo la gravidanza.

La gravidanza e la maternità segnano la scomparsa di quasi ogni tipo di pudore! Le mille visite durante i 9 mesi pongono fine a quel sottile senso di vergogna che provavate tutte le volte che andavate anche solo dal medico della mutua. È una sorta di spirito di sopravvivenza..fate più visite ginecologiche durante i mesi con il pancione che in tutto il resto della vostra vita, quindi non si può far altro che arrendersi, rilassarsi e dire “prego, avanti un altro”.

Ci sono però episodi della vita pre gravidanza, che possono segnare in modo indelebile il vostro rapporto con i medici.

Ricordo che, da ragazza, per risolvere alcuni problemucci di salute mi affidai alla medicina alternativa che, devo dire, dava i suoi frutti. Il medico, un amico di famiglia, praticava l’agopuntura, mettendomi dei piccoli aghi in alcuni punti dell’orecchio. Ad una di queste visite andai in condizioni pietose, ma ero tranquilla.. Tanto deve solo mettermi qualche aghetto nell’ orecchio, ho pensato. Quella mattina avevo provato a mettere un nuovo smalto sui piedi.. Ho sempre usato colori scuri e mi ero convinta a provare qualcosa di un po’ più colorato. Misi lo smalto rosa shocking sulle unghie di un piede, ma mi fermai lasciando il mignolo bianco perché l’effetto era veramente tamarro. Lo lasciai asciugare mentre facevo altro e dimenticai di toglierlo;in più ero in uno di quei periodi in cui ci si impone di non usare la lametta perché si vuole che i peli crescano per bene per poi estirparli in modo efficace con la ceretta.. Le mie gambe erano in piena coltura e facevano veramente schifo. Arrivai dal medico che, dopo avermi fatta sedere mi disse sbrigativo “oggi viene medico cinese”. Chi?? Non feci in tempo a rispondere che lui era sparito e rientrato con un medico cinese ed altri due al seguito. “già che ci sei faccio fare al dottore una dimostrazione su di te per i suoi allievi” ah… Ma.. “tranquilla sempre il solito”.

Fatto sta che mi trovai sdraiata con i pantaloni risvoltati e la maglietta tirata su. Non riuscivo a pensare ad altro che a quelle mie unghie dei piedi:4 rosa shocking e 6 nature…ed ai peli…ma perché mi ero impuntata con sta ceretta! Poi sicuramente il dottore da me non se lo aspettava..andavo sempre perfettamente truccata e profumata.. Ma non sa che una donna può essere un’abilissima dissimilulatrice e dare una parvenza di ordine e perfezione curando solo le parti di sé che prendono luce.

Ad ogni ago puntato nella mia gamba o nel piede il medico dava una spiegazione, gli altri due si avvicinavano per guardare meglio e prendevano anche appunti. Se ne andarono lasciandomi li con i miei aghi.. “si rilassi”.. Se va beh dopo sta figura di merda! Ovviamente non ci tornai mai più e mi vergogna a vita per questo episodio.

Da allora, anche quando vado dal dentista, mi preparo come se andassi ad un casting per Victoria’s secret.!

Allora non sapevo che mi sarei trovata in situazioni peggiori e che non avrei provato vergogna. Dopo il parto andai all’ospedale per la prima visita del bambino. Lui aveva 5 giorni, io ero ancora un po’ sbarellata, avevo le perdite e quindi indossavo quei fantastici assorbenti a mutanda. Però quella mattina c’era un bel sole e decisi di mettermi una tuta di jeans, intera, leggera e scivolata che mi faceva sentire carina. Dopo la visita allattai il bimbo e cominciai a sentirmi mancare.. Avevo dolori fortissimi alla pancia e mi impanicai. Per fortuna il pronto soccorso ginecologico era lì a fianco.. Entrai nella sala visita..”si spogli” mi dissero i 10 medici che si trovavano in quella stanza.. In quel momento pensai alla tuta… Nuoooo! “mi devo spogliare tutta” dissi accennando un sorriso.. Non c era nemmeno un separé.. Abbassai lentamente la zip e mi ritrovai con quelle mutande, il reggiseno per l’allattamento con tanto di coppette assorbi latte e dovevo preparami per la visita ginecologica. Una ostetrica, presa da pietà, mi coprí con un asciugamano. Alla fine non avevo niente, solo qualche colichetta, per fortuna.

Tornai a casa facendomi con il mio compagno delle grasse risate! “ora per un po’ non mi tocca più nessuno”.. E da domani butto via sti mutandoni e sti reggiseni!

Eh però nessuno me lo aveva detto quella mattina che ci sarebbe stato un nuovo casting… Altrimenti sarei arrivata preparata, come sempre!

Giochi senza frontiere: una giornata con il passeggino!

Diventare mamma ti fa vedere il mondo con occhi diversi, ti si aprono prospettive inesplorate, scopri mondi completamente sconosciuti. Tranquilli, non vuole essere un post romantico, io sto parlando del fatto che la società ignora che esistano i neonati.. E le loro mamme e papà.

Le nostre città iniziano ad avere in ogni angolo spegni sigarette per i fumatori (giustamente), pullulano di parcheggi per le macchine (alla modica cifra di 3 euro circa l’ora) ma non considerano affatto la possibile presenza di bambini piccoli.

Percorrere alcune strade con il passeggino diventa una sorta di percorso ad ostacoli e ti ritrovi ad essere, inconsapevolmente, un concorrente di giochi senza frontiere! Il premio lo sto ancora aspettando.. Voglio dire, percorso netto nonostante i tranelli.. Non so se mi spiego! Marciapiedi alti mezzo metro, mattonelle sconnesse, voragini che manco dopo la caduta di un meteorite, per non parlare delle cacche di cane. Ed è inutile che la gente vi guardi storto se vi sente rumoreggiare in modo strano :è tutto un “bruum” “oh attenzione attenzione un mega buco” “pronto? Si saltaaa” “sguish, schiviamo la cacca”.. State solo cercando di far abituare vostro figlio a quella vita da sballotato! Ah, e poi, c’è questo piccolo, meraviglioso particolare. Per quanto possiate essere intelligenti, multitasking, organizzate, attente, state tranquille che il vostro cervello non ce la può fare a far evitare la cacca sia alle ruote del passeggino che a voi. Se le prime, miracolosamente, la evitano, voi, che avete già abbassato la guardia e tirato un sospiro di sollievo .. Splash.. Ci finite sopra con tutte le scarpe. E ci provate, con tutte le forze, a rimanere calme, ma alla decima gincana iniziate ad inveire ad alta voce contro quei padroni, che non sapete chi siano, ma se li prendete!!

Vogliamo aprire il capitolo del cambio pannolino? Sembra che tutti gli esercenti ignorino che anche i bambini espletano le loro funzioni e vanno cambiati! Il fasciatoio in bagno non c’è mai! Voi comunque ci provate sempre e fermando il cameriere chiedete “avete mica il fasciatoio?” “eh no signora” e ti guardano con quella faccia come se avessi chiesto se hanno una pozione per rimanere giovani e a vita. A volte però succede, andate in un ristorante e il vostro compagno rientrando dal bagno vi guarda, quasi commosso, si avvicina al vostro orecchio e vi sussurra “c’è il fasciatoio” (si, una volta vi sussurrava altro, ma ora è la cosa più bella che possiate sentire e va benissimo così!). Vi guardate, emozionati, sperando che la faccia presto solo per usarlo!

Parliamo ora degli autobus…. Ah che meraviglia! Ma è possibile che nel 2020 ancora ci siano sti scalini altissimi per salire? Voi ovviamente siete delle testone e dovete fare tutto da sole e così alle offerte di aiuto rispondente serafiche “nooo, tranquilli grazie ce la faccio” mentre sollevate il dolce peso di vostro figlio con passeggino e zaino annessi. Una volta saliti siete il terrore di tutti passeggeri. Guardano il passeggino come se fosse una navicella spaziale, ve lo fanno sentire che state occupando troppo spazio. Ogni tanto qualche vecchia signora mormora “eh, io lo chiudevo sempre”, se va be. Poi se volete aumentare il livello di difficoltà, fate come me, andate a vivere in una di quelle strade dove passano solo quegli autobus mini, che è già tanto se, normalmente, riuscite a salire voi, figuriamoci con un passeggino.

Facendomi seria per un momento penso a tutte quelle persone che, ad esempio, si muovono su una carrozzina e a quante difficoltà devono incontrare ogni giorno per fare le cose più semplici.

Alcune cose possiamo risolverle noi, ad esempio chi ha un cane dovrebbe prendersi la briga di raccogliere i suoi escrementi da terra, cosicché io, oltre a cambiare il pannolino a mio figlio, una volta arrivata a casa, non debba anche pulire quello che a loro proprio non andava. Perché, se è vero che gli animali sono come dei figli, beh allora qualche responsabilità la portano!

Altre cose vanno evidentemente fatte dalla società, dai comuni,dalla politica. Ah, io ho scritto una lettera al Comune a tal proposito, al rientro da un’uscita dove stavo per ammazzarmi in un buco e che mi ha lasciato un bel regalino sotto le scarpe, scoperto solo dopo aver girato mezza casa. Vi lascio immaginare il tono delirante.. inutile che specifichi che non mi hanno mai risposto. “Poverina”, avranno pensato “avrà un po’ di esaurimento post partum”. No, sto benissimo, é solo un esaurimento di pazienza! E le mamme vi conviene non farle arrabbiare.. Uomo avvisato..

Attàccati al treno!

Se la giornata inizia con una sveglia prima delle 6.00, avete tutto il diritto ad essere incazzati. Se, dopo questa sveglia, vi aspetta un’ora e trenta di treno regionale.. Beh.. Quella è una causa di giustificazione secondo il Codice penale!

La vita di un pendolare è una vita triste, costellata di delusioni, mancati appuntamenti, ritardi, cattivi odori, bagni inutilizzabili, toni di voci illegali alle 6 del mattino… È na vitaccia! Fino a prima di rimanere incinta era questo il mio destino:assegnata ad una sede evidentemente molto distante da casa, dovevo percorrere tutti i giorni mezza regione, su un regionale.. Che sarà mai direte voi? Ho detto su UN TRENO REGIONALE!

Più o meno la giornata andava così :sveglia intorno alle 5, caffè super veloce con 3 biscotti, a volte bevuto in piedi sul bancone della cucina, di corsa in bagno, doccia, vestiti a caso, al buio (ormai avevo solo vestiti neri, per far prima), borsa (contenente tutto quello che vi portereste per fare un viaggio) e giù , catapultata per le scale di casa a rincorrere uno dei pochi bus che a quell’ora poteva portarmi in stazione.

Beh direte voi, a quell ‘ora almeno i treni saranno vuoti! Puahahahha! C’ è un sacco di gente che fa questa vita infame e li riconosci subito :normalmente sono magri, con lo sguardo incattivito, non guardano più nessuno,non salutano nessuno, ogni persona lì é un nemico e, indovinate, sono tutti vestiti di nero!

Il treno arriva (ormai sapete l’annuncio a memoria, potreste scalzare dalla sedia l’annunciatore, almeno avreste un lavoro vicino a casa) e anche lì, manco sto a dirvelo, parte una gara di corsa ad ostacoli. TUTTI vogliono salire per primi.. Eh si perché già sanno quale carrozza é la più tranquilla, quale ha il bagno vicino, quale ha il Vostro posto. E, vi fate tristezza, ma anche voi ormai siete così:dei maniaci ossessivi pieni di tic, paranoie, rituali da ripetere sempre uguali.

Le mattine migliori sono quelle in cui trovate un posto appartato, con tutti i posti intorno liberi – il treno è stranamente vuoto – e quella signora vi punta e decide che deve sedersi proprio lì, vicino a voi.. “posso?”, “basta che stia zitta Signora”, vi verrebbe da dire, ma non fate nemmeno in tempo a pensarlo che ha già iniziato un discorso sul meteo ballerino e vi ha mostrato tutte le foto del nipote. Ormai non guardate in faccia nessuno “arrivederci signora”, fate finta di scendere ma andate nell’altra carrozza a cercare un altro posto. Ma quando arrivate vedete che quella carrozza è piena di scolaresche e voi non potete tornare indietro, altrimenti la Signora scoprirebbe il vostro piano. Vi sedete vicino a loro sperando scendano presto e chiedendovi come sia possibile che a quell’ora siano così vitali. Ma pure voi a quell’età eravate così? Bah.

Dopo un’ora di viaggio vi scappa la pipi, potreste aspettare, ma ormai vi siete fissati, pensate solo a quello e l’ idea di trattenerla fino al lavoro vi fa stare male. Vi alzate e raggiungete il bagno più vicino. CHIUSO. Ma Porca…. Ohhhm, ora dovete tornare indietro:altra carrozza, il bagno c’è , non è chiuso ma non c’è il gabinetto, l’hanno proprio sradicato. Altra carrozza altro giro: incontrate la vostra amica di treno, quella che evitate di proposito perché parla a macchinetta senza fermarsi mai.. E, manco a dirlo, non ha intenzione di stare zitta manco quel giorno.. “scappo che sto cercando un bagno”, “ma vai in bagno in treno? Ma non puoi trattenerla?” Ma non puoi farti una padellata di cacchi tuoi???. Alla fine lo trovate, in ultima carrozza, ma è arrivato il momento di scendere. E quando scendete siete praticamente alla fermata precedente da quanto eravate in fondo al treno.. Ohhhhm.. Vi fate tutta la stazione con una pipi sempre più incalzante e arrivate al lavoro dove, statene certi, qualcuno si frapporrà tra voi ed il bagno.

Ah.. Tutto ciò ripetuto al ritorno, dopo una giornata di lavoro. Per evitare di litigare con qualcuno ormai avete sempre le cuffie nelle orecchie, spesso spente, ma così almeno nessuno vi romperà (a parte la rincoglionita di turno che vi parlerà per dieci minuti per poi dire “oh scusi, le cuffiette”). Non siete più voi ormai, siete sempre arrabbiati, parlate da soli, fate continuamente gesti di stizza, sventolare la mano davanti al naso come dire “che puzza”, perché la gente lo deve sapere, lo deve sapere che si deve lavare e che, almeno all’andata deve profumare e al ritorno non puzzare. Basta una doccia tutte le mattine! (E tutte le sere se prendete il treno).

La cosa positiva è che spesso si creano gruppi di pendolari, praticamente sono dei gruppi di recupero che hanno una regola fondamentale :MAI PARLARE all’andata e condividere i viveri al ritorno. Ascolterete un sacco di musica e, nelle giornate più zen, riuscirete anche a leggere, addirittura a scrivere! Il treno diventerà la vostra seconda casa:lì finirete di vestirvi, di truccarvi, proverete a dormire con scarsi risultati e avrete tanto tempo per pensare. Vi troverete a progettare piani di fuga, lavori improbabili, pur di smettere di salire su quel treno! Vi immaginerete di andare al lavoro a piedi, in una giornata di sole con una borsa leggera, con lo stretto indispensabile, colorati, sorridenti vitali.. “informiamo i signori viaggiatori che siamo fermi per un guasto sulla linea”. Fine della fantasia. Avanzamento dell’esaurimento nervoso. Guardate la vostra compagna di viaggio che dormiva ed è stata svegliata dall’annuncio. Non dite una parola, alzate gli occhi al cielo e ridete, di quelle risate nervose e isteriche che, però, menomale che ci sono!

Mi piaccio. Storia di una bimba grassottella.

È da quando sono piccola che lotto con il mio fisico! Avete presente quelle bambine agili, magre, scattanti, quelle che alle gare di corsa arrivano sempre prime, che non si tirano mai indietro di fronte a giochi spericolati? Ecco, non ero io! Sono sempre stata un sacco di patate.. Mi piaceva leggere, vestirmi con “culang” (collant) e ballerine e parlare.. Tanto! L’immagine che ho di me è di una bimba ricciolina vestita con un paio di jeans, un cardigan fucsia e un filo di perle dorate, seduta sugli scalini di uno scivolo (perché servivano a qualcos’altro oltre che a sedersi?).

Con il passare del tempo le cose non sono cambiate e così, con l’arrivo della pubertà, ho pagato con gli interessi questa mia poca voglia di sudare, cadere, sporcarmi. Durante gli anni delle medie ero una piccola curvy (come si direbbe ora). Niente di esagerato, ma quanto basta per soffrirne, perché a quell’età i ragazzini sanno essere davvero crudeli, soprattutto se educati male. Mi resi ben presto conto che non importava quanto fossi simpatica, brillante, intelligente, per loro ero solo quella bruttina e cicciottella con gli occhiali. A quell’età non è facile fare le superiori, anche se lo sai che sono solo una manica di rincoglioniti che probabilmente, tra dieci anni, saranno persi e senza meta, e così arrivi a casa, ti guardi allo specchio e piangi. Nell’estate tra la terza media e la prima superiore il mio corpo è cambiato radicalmente, sono dimagrita tantissimo e, devo ammettere, sono diventata una bella figetta (e mi sono presa qualche rivincita su quei compagni stupidi, che non hanno smentito le mie previsioni).

Penso che quell’esperienza abbia forgiato tanto del mio carattere:sicuramente ha fatto affiorare alcune fragilità ed insicurezze, ma mi ha reso anche molto più forte e consapevole di me stessa. Consapevole, ad esempio, che ogni tanto un bel vaffanculo ci vuole. Mi ha portato a riflettere molto presto su come la società offra una visione distorta del corpo femminile, di come ancora, molti uomini si sentano in diritto di giudicarlo senza manco darsi un’occhiata di sfuggita allo specchio.. Così eh, en passant, che ce ne sarebbe spesso bisogno;di come anche noi donne siamo portate a pensare che ci sia un solo modo, una sola versione universale per essere belle.

Così a 15 anni facevo già discorsi sul ruolo della donna nella società, su quello che la televisione voleva farci passare per normale:l’uomo in giacca e cravatta e la donna in mutande, alle 9 di sera..!. Mi hanno sempre fatto schifo certi complimenti degli uomini fatti in luoghi poco consoni, come sul lavoro, crescendo, ho purtroppo constatato, come la parità di genere sia un obbiettivo ancora lontano.

Recentemente, dopo la gravidanza, mi sono imbattuta in un professionista sicuramente bravissimo nel suo campo che, però, ha fatto uno scivolone imperdonabile:”poi torniamo carine e in forma come prima eh, che sennò il tuo compagno si gira a guardare le altre”. Ho risposto e non ho riso, come tante volte facciamo per non sprecare fiato, ma arrivata a casa ho ragionato. Cosa scatta nella mente di un uomo (per di più colto, con secoli di studio alle spalle) per pensare di poter dire una frase del genere ad una donna che ha appena generato un’altra vita? Che si è fatta un discreto mazzo (diciamocelo) per generare quella vita, che ha sofferto, pianto e che ora si guarda allo specchio ed ha bisogno di tempo per far pace con quel nuovo corpo? Cosa fa credere a quell’uomo che lei abbia scelto un compagno così stupido da tralasciarla e girarsi a guardare il culo di un’altra perché lei deve perdere ancora 7 kg (dopo aver visto, tra l’altro, la mongolfiera che era diventata in gravidanza.. Dovrebbe solo ringraziare!) ? Non lo so, non ho risposta, ma so che in ogni situazione di questo tipo dobbiamo sforzarci di rispondere e non sorridere abbassando la testa.

Ed io sono fiera di quell ragazzina bruttina, cicciotella e con gli occhiali, che mi ha insegnato ad essere la donna che sono, a non abbassare la testa e a non buttarmi via, mai!… e a non imparanoiarmi se ancora non ho perso tutti i chili presi in gravidanza! Che poi, alla fine, mi piaccio anche così! E non è la sola cosa che conta?

Piggila bassa (Take it easy)

Ci sono quelle giornate che già dal loro principio ti fanno capire che ti renderanno dura la vita fino a sera.

Di solito iniziano con una sveglia non sentita, seguita da una mignolata nel comodino con piedi ghiacciati e dolore quindi a 3000. Ma il momento in cui davvero capisci che qualcuno quel giorno ce l’ha con te é quando arrivi in cucina, cerchi le capsule del caffè e ti accorgi che l’ultima, che eri convinta fosse lì, proprio non c’è! No no deve essercene una nascosta da qualche parte, non è possibile. Ma cerchi, cerchi, mentre il mignolo ancora pulsa, e non trovi nulla! Allora ti armi di santa pazienza e vai a riesumare quella caffettiera da 10 che non usi da secoli, pregando che ci sia ancora un po’ di polvere di caffè da qualche parte.

La trovi, prepari la caffettiera e aspetti quei 20/ 25 minuti che il caffè venga su! Ma è quando lo versi nella tazzina, la metti sul vassoio con il pacco dei biscotti, questi cadono e fanno rovesciare tutto, che hai la certezza matematica che quella che ti aspetta sarà una vera giornata di merda!

Forse effettivamente dovremmo fare più caso a questi segnali e, in quei giorni, decidere di starecene a casa. Ma, molto probabilmente, se ci sono successe tutte queste cose, se nessuno al mattino ci porta il caffè a letto, non siamo dei ricchi ereditieri e ci tocca darci da fare!

Pensandoci bene tutte le nostre giornate hanno tratti tragici, che lì per lì ci fanno arrabbiare, stressare e disperare e che invece dovremmo rileggere sotto un ‘altra ottica. Voglio dire, finché non sono avvenimenti davvero gravi, possiamo provare a vederli sotto un’ altra luce, dandogli un’allure comica! E facendoci una bella risata catartica!

Spesso mi fermo a pensare che passo tantissimo tempo ad innervorsirmi e a sprecare energie su cose che non posso davvero controllare e che, invece, basterebbe concentrarsi su tutte le cose belle che abbiamo, fare un bel respiro e andare avanti. Non è facilissimo (soprattutto quando rovesci per terra il caffè che doveva svegliarti e di cui ora senti solo il profumo), però dovremmo provarci. Provare a non farci vincere e sopraffare dalle incombenze quotidiane. Si, è vero, dobbiamo alzarci all’alba e cercare di fare un sacco di cose prima di arrivare al lavoro, possibilmente presentabili, per non parlare di quello che ci aspetta una volta arrivati.. Però possiamo decidere come fare tutte queste cose. A volte anche un semplice sorriso aiuta, aiuta noi stessi e gli altri, magari il nostro collega che quel giorno ha una giornata davvero storta, o il signore a cui decidiamo di cedere il passo, di tenere la porta, che facciamo sedere sul bus. Avete mai osservato le persone che aspettano il bus al capolinea? Vedete come si comportano quando il bus arriva? Può anche essere un transatlantico e loro essere in 10 ma state tranquilli che correranno e sgomiteranno che manco all’apertura di un buffet e, soprattutto, non guarderanno in faccia nessuno.

Non riduciamoci così, manteniamo un minimo di classe, sorridiamo guardandoli da lontano e saliamo serafici su quel bus, che poi, alla fine, c’è posto per tutti!

Una mamma non perde il suo smalto!

Quando non ero ancora mamma mi capitava di pensare che non capivo il perché molte donne dopo avere avuto dei figli si lasciassero un po’ andare.. Bisogna sempre avere cura di se stesse e non mettersi mai da parte, pensavo.. Una donna rimane una donna! Ahahahahah!

Quello che quando non si è mamme non si considera – non per cattiveria ma perché proprio non lo si sa fino in fondo – è che il tuo tempo si riduce in una maniera inimmaginabile! I bimbi, soprattutto quando sono molto piccoli, dipendono veramente da te, in tutto e per tutto e tu ti ritrovi a ringraziare il cielo per avere avuto 2 minuti per farti una doccia!

I primi tempi, quando sei ancora ingenua e sognatrice, provi a metterti lo smalto, ma quando ti ritrovi a cantare una ninna nanna, sventolando le mani in aria, mentre il pupo strilla nella culla e tu non riesci a prenderlo perché hai le unghie ancora appiccicose, ti arrendi e butti la boccetta in fondo al cassetto. La piega è solo un lontano ricordo, un bell’elastico che nasconde tutto sarà perfetto! Il tuo trucco più elaborato è burro di cacao colorato e mascara (rigorosamente sbavato);la depilazione la continui a praticare perché un briciolo di amor proprio ti rimane!

Una cosa positiva c’è :ti liberi di un sacco di menate e ti rendi conto che puoi uscire anche non perfettamente agghindata e che, cavolo, stai pure bene.. Alcune volte, ecco..

Una delle prime volte che sono uscita di casa con il piccolino, ricordo di aver messo addosso delle cose che mi sembravamo fresche (era giugno) e comode, scegliendo tra quelle che ancora mi entravano…Fu così che uscii con una gonna a pieghe fin sotto il ginocchio, un paio di sandali piatti e una camicetta con i bottoncini (sai.. Per allattare..). Quando mia madre mi ha detto “ma come ti sei vestita?” ho capito che avevo toccato il fondo! In effetti sembravo una catechista in pensione!

Piano piano però si impara, si ritrova un nuovo stile, comodo ma carino, si prende confidenza con la nuova forma del proprio corpo (che tanto non è definitiva, prima o poi si dimagrisce, basta non farsi patemi e viversela con un po’ di calma e serenità) e si trovano gli abbinamenti vincenti!

Non pretendete però di uscire completamente pulite:avrete sempre una macchia di latte, pappa, sputazzina, nascosta bene bene da qualche parte, che si mostrerà in tutto il suo splendore soltanto alla luce del sole. Ma sapete che c ‘è? Sarà l’ ultimo dei vostri problemi.

L’arrivo di un bambino sconvolge gli orari, ribalta la quotidianità, cambia radicalmente le priorità. Vi ritroverete ad uscire sempre con un mega zaino stracolmo di tutto quel che può servire e la vostra collezione di borse per un po’ prenderà polvere nell’armadio, sostituirete i tronchetti con scarpe basse, comode, anti storta.. Ma non sarete più sole! Diventare mamma é un’esperienza forte, a volte tanto stancante ma meravigliosa. Svegliarsi e sentire il suo profumo, avvertire le sue manine che, nel sonno, cercano il tuo viso, vederlo crescere, imparare nuove cose, ridere, sempre e con tutti, vedere in lui il frutto di tutto l’amore per il vostro compagno.

E, piano piano, insieme a questo, troverete di nuovo il tempo per una bella manicure dall’estetista. Ma senza fretta, che tanto, quella, può aspettare!

Single in erba

Quando ti molli a quasi trent’anni, dopo essere stata fidanzata per quasi 10, dovrebbero darti un libretto di istruzioni. Il mondo là fuori è completamente cambiato e tu lo imparerai a tue spese! Ebbene si, perché lasciarsi a quest ‘età con un’ unica esperienza alle spalle é un po’ come tornare ai primi appuntamenti dei 15 anni, sperdute e ignare delle armi del nemico. Se anche tu ti trovi in questo limbo, siediti, prendi carta e penna e appuntati queste piccole conoscenze acquisite sul campo:

  1. È abitudine consolidata nel maschio tra i 28 e 35 quella di sparire, così, volatilizzarsi nel nulla senza nemmeno avere un piccolo rimorso di coscienza. Non stare a preoccuparti, non l hanno rapito, non si trova in una situazione difficile e soprattutto, non è un periodo così.. Se ne è semplicemente andato senza salutare,come i clienti cafoni nei negozi. Ah…. Non tornerà, a meno che non si sia dimenticato qualcosa.
  2. Ci si scambiano tonnellate di messaggi, ma davvero… che a confronto Jacopo Ortis era un dilettante! Nottate, giornate di nascosto in ufficio, passate a scriversi, ammiccare a distanza, scambiarsi complimenti.. Ehm.. Spesso finisce tutto là.. Dal vivo, nisba!
  3. No, non vale solo per i 40enni single.. Anche i 30enni qualche magagna – soprattutto se sono liberi su piazza da un po’ di tempo – ce l hanno!
  4. Quelli che incontrerai più spesso sono gli allergici alle relazioni. Sono quelli che ti mandano miliardi di messaggi, che quasi ti convincono loro a lasciarti andare e a pensare “beh non è che sono tutti uguali, scongelati un po’ frigidona” e sono sempre quelli che al primo “allora a domani dai!”, iniziano a farsi più assenti; dopo qualche settimana spuntano fuori con la storia che nel tempo si sono irrigiditi e che ormai sono abituati talmente tanto a stare da soli, che fanno tantissima fatica a sciogliersi.E il prblema non siete voi (nooo) che siete la meraviglia più meravigliosa che gli sia mai capitata… Ma sono loro!!! Se, va buo..

La buona notizia è che vissuta con la giusta leggerezza, sarà una divertente avventura! Dai, avrete un sacco di aneddoti da raccontare alle vostre amiche, dopo decenni di “tutto bene si, ora andiamo in vacanza al mare e ci vogliamo tanto bene e ci ci e ciu ciu”.

Insomma, dopo anche solo qualche mese di tutto ciò vi chiederete ma perché? Ma chi me lo ha fatto fare? Ma le mie amiche stavano passando tutto ciò ed io non lo sapevo?? No, comunque, non tutte, qualcuna che ha botte di culo c’è.

La maggior parte di noi deve prima passare da una decina di questi individui per poi trovare quello giusto, che nel mio caso è arrivato anche fin troppo presto. Ora ho 30 anni, convivo ed ho un meraviglioso bimbo cicciottino di 7 mesi.

Ah…quello giusto era mascherato da un “allergico alle relazioni”..ma si è dovuto arrendere di fronte all’amore dirompente..ed alla mia cocciutaggine da single in erba. Sono tutti uguali sì, finchè non si innamorano…!Che fatica però!:-)